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Mercadante Saverio

CONCERTO IN MI MINORE

per flauto e piccola orchestra

Edizione critica a cura di Mariateresa Dellaborra

Il Concerto in mi minore è senza dubbio il brano di Saverio Mercadante più famoso e ancora oggi più eseguito dai flautisti di tutto il mondo. Mercadante stesso lo amava molto se ne predispose ben quattro versioni differenti (due orchestrali e due quartettistiche), modificando più o meno vistosamente la struttura e l'inventiva originale. La prima redazione, completata nel 1813, corrisponde al Quartetto op. 53; la revisione immediatamente successiva (1814) fu quella come Secondo Concerto op. 57 per grande orchestra e a seguire vi furono un nuovo arrangiamento per quartetto e infine uno per piccola orchestra. 


L'edizione che qui si presenta è relativa proprio all'ultimo adattamento elencato: non trova riscontri in altre stampe moderne, e rappresenta pertanto un'autentica novità editoriale in quanto segue fedelmente la lezione voluta dall'autore sia per quanto riguarda l'invenzione melodica e armonica sia per quanto attiene l'organico orchestrale. Accanto agli archi (due violini, violoncello, contrabbasso, senza viole), Mercadante previde una coppia di corni ad accompagnare le acrobatiche evoluzioni del flauto solista; accorciò alcune sezioni di assolo e in altre, sia orchestrali sia solistiche, apportò modifiche sostanziali soprattutto rispetto alla stesura per grande orchestra. 

In rapporto pertanto alla pubblicazione per orchestra d'archi revisionata da Agostino Girard nel 1973, la presente offre elementi di considerevole divergenza e talora di totale difformità, aderendo invece totalmente alla volontà e all'ideazione dell'autore. La rielaborazione degli anni '70 costituisce un rifacimento e un adattamento decisamente cospicui, nati dalla sintesi del revisore tra la versione per grande e per piccola orchestra. Girard non solo è intervenuto sull'organico, eliminando in toto i corni, ma ha operato anche una personale e talora radicale trasformazione di numerosi passaggi. 

Il concerto per piccola orchestra, oggi finalmente edito, presenta, rispetto all'op. 57 per grande orchestra, un numero inferiore di battute nei tre tempi che lo compongono (Allegro maestoso - Adagio - Rondò. Allegro giusto); in generale si offre in una più agile veste esecutiva, predilige una maggiore "pulizia" nei passaggi di agilità, elimina le ridondanze, le ripetizioni superflue, puntando agli elementi essenziali che sembrano esaltare ulteriormente i felici elementi creativi. La stesura non fu effettuata personalmente da Mercadante, ma sotto la sua supervisione da un copista fidato, che lascia nel fondo napoletano della biblioteca del conservatorio di San Pietro a Majella numerose tracce di sé. Il testo è pervenuto dunque in parti staccate della cui autenticità non è possibile dubitare. 

Gli interpreti che volessero porsi in linea con le attuali istanze filologiche, riscoprendo - e di conseguenza riproponendo - l'originale lezione autoriale, dovrebbero pertanto avvicinarsi alla presente partitura che offre interessanti motivi di riflessione rispetto non solo alla veste per grande orchestra, ma anche alle due quartettistiche, rappresentando una vera e propria pagina autonoma e con una specifica identità nel cospicuo catalogo mercadantiano.

Mariateresa Dellaborra

CONCERTO IN RE MAGGIORE

per flauto e orchestra

Edizione critica a cura di Mariateresa Dellaborra

Unico brano per flauto solista ad essere privilegiato con la pubblicazione Mercadante vivente, il «sesto concerto di flauto con accompagnamento di 2 violini, viola, oboe, corni e basso» fu probabilmente completato nel 1819, ultimo anno di studi del ventiquattrenne alunno presso il Real Collegio di musica a Napoli. Lo stampatore Girard si fece carico dell'edizione e la pagina contribuì, senza dubbio, a consolidare la fama internazionale del giovane compositore oltre che ad arricchire l'esiguo repertorio strumentale coevo.


Rispetto ai precedenti concerti, il sesto, tramandato oltre che dalla copia a stampa, da due copie manoscritte, una delle quali autografa, conservate nella biblioteca del conservatorio di musica "San Pietro a Majella" di Napoli, offre almeno due interessanti elementi di distinzione. Innanzitutto non spicca per virtuosismo acrobatico, pur evidenziando una scrittura solistica molto impegnativa; in secondo luogo l'orchestra è impiegata in modo più vario mediante una puntuale suddivisione tra la sezione grave e acuta degli archi. La successione dei movimenti, la loro struttura interna, la natura gradevole dei temi, la tipologia delle tecniche esecutive riservate soprattutto al solista ribadiscono invece le scelte effettuate nei precedenti concerti.

L'organico orchestrale prevede il consueto gruppo di archi, in cui tuttavia violoncello e contrabbasso rivestono ruoli distinti, arricchiti dai tradizionali oboi e corni di settecentesca memoria. Dei tre movimenti (Allegro maestoso - Andante alla siciliana. Largo - Polacca. Allegro brillante) il primo, propone una più articolata elaborazione sia nel trattamento dei timbri sia nella struttura formale, che riproduce lo schema della forma-sonata, sia infine nell'impegno virtuosistico; il secondo si staglia per la delicata bellezza dell'invenzione tematica; il terzo sviluppa con felicità inventiva la forma più amata da Mercadante.

Pur essendo opera giovanile, il concerto concretizza uno dei pensieri-cardine della poetica mercadantiana, che l'autore avrà modo di esprimere in un saggio della maturità, e che si fonda sulla convinzione che la musica debba intraprendere un unico e «vero sentiero che è quello di cercare la via dell'anima». Scopo del compositore non sarà allora quello di dar vita a opere «sterili, perché soverchiamente ligie al tecnicismo», ma di perseguire tenacemente e con convinzione «l'idea del bello e del vero, attraverso tutte le scolastiche combinazioni».

Secondo i criteri adottati all'interno dell'edizione critica integrale delle composizioni per flauto e orchestra di Mercadante, nell'introduzione e nell'apparato critico si ripercorre la genesi del concerto, si indaga sul suo significato nel contesto della produzione dell'autore, si dà conto di tutti gli elementi utili per una sua corretta esecuzione, fornendone infine una lezione attendibile. 

Mariateresa Dellaborra

CONCERTO IN SOL MAGGIORE

per flauto e orchestra
Edizione critica a cura di Mariateresa Dellaborra

Entrato nel corso di studi superiori del Real collegio di musica a Napoli, Saverio Mercadante nel 1816 segue le lezioni di composizione di Nicola Zingarelli, allora direttore dello stesso conservatorio, lasciando una testimonianza del suo operato e dei suoi progressi in una serie di quaderni di studio.


In uno di questi, venuto alla luce nel 1995, è contenuto, tra gli altri, anche il quarto concerto per flauto con «l'accompagnamento di vari strumenti» che testimonia il grado di abilità raggiunto dall'alunno nell'ambito sia della scrittura orchestrale sia di quella solistica. A differenza dei primi due concerti per lo stesso strumento solista, la composizione è tramandata in una versione "sintetica", in cui sono accennate e sottintese molte sezioni e alcune linee strumentali, indizio probabile di una compilazione frettolosa e di una lettura destinata a esecutori esperti.

Nonostante la redazione piuttosto disordinata e scarna, il concerto propone i tratti più tipici dello stile mercadantiano, la consueta felice vena melodica, la chiarezza di struttura e richiede un flautista desideroso di mettere alla prova e consolidare la propria tecnica.

Nei tre movimenti che si succedono secondo il tradizionale schema (nel caso specifico: Allegro maestoso - Largo espressivo - Polacca brillante), l'orchestra (qui composta da un flauto, due oboi, due clarinetti, due corni e dal quartetto d'archi) ha ruolo decisamente più ridotto rispetto al primo e al secondo concerto, mentre il solista viene impiegato intensamente secondo modalità e tipologie già sperimentate nell'op. 49 e nell'op. 57. La sua importanza è altresì enfatizzata da un'oculata scrittura orchestrale che si assottiglia negli episodi solistici per lasciare libero campo alle agilità o al canto espressivo e si raddensa alla fine degli stessi per accentuare ulteriormente, spesso ribadendolo, il senso del passaggio. Il puro tecnicismo anche in questo caso, secondo un ideale compositivo più volte proclamato dall'autore, non è mai disgiunto dall'idea del «bello e del vero» e la "dottrina delle armonie" procede di pari passo con quella delle melodie.

Secondo i canoni fissati all'interno dell'edizione critica integrale delle composizioni per flauto e orchestra di Mercadante l'autografo del quarto concerto, conservato nella biblioteca del Conservatorio di musica San Pietro a Majella di Napoli, è descritto puntualmente nell'introduzione e nell'apparato critico e altrettanto rigorosamente ricostruito.  

CONCERTO IN MI MINORE OP. 57

per flauto e orchestra
Edizione critica a cura di Mariateresa Dellaborra

Consolidatosi nello studio dei partimenti e del contrappunto con Giovanni Furno e Giacomo Tritto, Saverio Mercadante nel 1814, ancora giovane studente e in attesa di essere promosso ai corsi superiori di composizione nel Real Collegio di musica di Napoli, compone il suo secondo concerto per flauto e orchestra assegnandogli il numero d'opus 57. Pensa di adattare all'organico della «grande orchestra», il quartetto per «flauto terzino» e archi completato nel 1813 e già arrangiato per flauto e archi come op. 53 nello stesso anno. L'idea scaturisce probabilmente dall'originalità del brano inserito come terzo tempo - Allegro: il brillante Rondò russo, pagina forse determinante per sancire il successo del pezzo e il suo immediato inserimento nei repertori "ufficiali".


Come nel primo concerto, l'esecutore deve essere dotato di una solida tecnica che viene esplicata attraverso eterogenee e mirabolanti figurazioni e passaggi variegati. Oltre a questa specificità interpretativa, il solista deve però padroneggiare anche l'espressività. Ancora una volta infatti la cifra stilistica mercadantiana prevede un connubio tra i caratteri precipui della musica strumentale e quelli del melodramma. Il bel canto, le ampie frasi, spesso dal tono languido e patetico, si alternano alle cascate di note richiedendo la totale padronanza della materia. Le strutture formali, fondate sulla tradizione classica, si vivificano grazie a trovate originali e inaspettate quali repentini cambiamenti di modo, che possono esaurirsi anche nell'arco di pochissime battute, riprese contratte di materiale già esposto, giustapposizioni di sezioni contrastanti;  una serie di trovate saporose, insomma, che deve essere affrontata, per dirla con l'autore, con «spigliatezza e grazia».

La presente pubblicazione del concerto, tramandato in copia autografa conservata nella biblioteca del Conservatorio di musica "San Pietro a Majella" di Napoli, prosegue la serie delle composizioni per flauto e orchestra di Mercadante proposte per la prima volta in edizione critica con lo scopo di consegnare in modo unitario e organico questo importantecorpus concertistico, fornendo una lezione finalmente attendibile che dia conto di tutte le varianti significative attestate dai testimoni che hanno tramandato il testo nel tempo e non trascurando di evidenziare i rapporti dell'autore con la tradizione in cui si inserisce.

CONCERTO IN MI MAGGIORE OP. 49

per flauto e orchestra
Edizione critica a cura di Mariateresa Dellaborra

Come buona parte degli operisti di primo Ottocento, Giuseppe Saverio Mercadante (1795-1871) si consacra alla composizione di melodrammi, allineando nel corso di una pluridecennale attività creativa più di sessanta titoli, ma durante gli anni di studio presso il Real Collegio di Musica di Napoli (1808-1820) non disdegna di scrivere numerose composizioni strumentali per vari organici e in particolare privilegia, tra gli strumenti, il flauto, di cui sembra fosse valido esecutore, impegnandolo in pagine sia orchestrali sia cameristiche talora corrispondenti a organici inusuali.


Il concerto in mi maggiore op. 49 coincide con la prima opera per flauto e orchestra ideata nel 1813 dal musicista allora diciottenne ed è dedicato a un compagno di studi - Pasquale Bongiorno (o Buongiorno) - definito sul frontespizio «celebre dilettante», ma destinato a divenire uno dei più importanti flautisti di scuola napoletana nonché docente dal 1820 presso lo stesso conservatorio, del quale Mercadante sarà direttore dal 1840 alla morte.

In questo brano il giovane musicista palesa le cognizioni acquisite certamente alla scuola di Giacomo Tritto e di Giovanni Furno, ma commiste a gusti, stili e forme espressive francesi e del nord Italia (segnatamente di Milano), fondamento della didattica napoletana. Si impegna in un'orchestrazione per un'ampia compagine e affida al solista un ruolo primario richiedendo la sua presenza sia come ‘ripieno' nei passi orchestrali sia in lunghi momenti solistici che evidenziano un notevole grado di virtuosità. Fortemente influenzato dal mondo dell'opera, svela uno stile classico, impostato sulla tradizione, ma nello stesso tempo contempera elementi originali e innovativi, spesso mutuati dal repertorio melodrammatico, ed enfatizza l'aspetto virtuosistico, cifra distintiva del musicista romantico.

Il concerto, da tempo entrato nel repertorio "ufficiale" dei flautisti, è tramandato in copia autografa conservata nella biblioteca del conservatorio di musica "San Pietro a Majella" di Napoli e inaugura la serie delle composizioni per flauto e orchestra di Mercadante proposte per la prima volta in edizione critica con lo scopo di presentare in modo unitario e organico questo importante corpus concertistico, fornendo una lezione finalmente attendibile che dia conto di tutte le varianti significative attestate dai testimoni che hanno tramandato il testo nel tempo e non trascurando di evidenziare i rapporti dell'autore con la tradizione in cui si inserisce.

Introduzione, largo, tema con variazioni

PER FLAUTO E ORCHESTRA
EDIZIONE CRITICA A CURA DI MARIATERESA DELLABORRA

L’Introduzione, Largo, Tema con variazioni, si impone come inedito e offre un’ulteriore riprova del virtuosismo richiesto dal compositore ai suoi solisti. Pur pervenutoci in forma di abbozzo, conferma i tratti distintivi dello stile mercadantiano soprattutto nella cantabilità del tempo lento e nella tipologia delle variazioni sul tema tratto dall’Elisabetta regina d’Inghilterra di Rossini, già utilizzato altre volte dall’autore, ma qui sottoposto a un trattamento piuttosto inconsueto.

concerto in fa

PER FLAUTO E ORCHESTRA
EDIZIONE CRITICA A CURA DI MARIATERESA DELLABORRA

Il Concerto per flauto e orchestra in fa maggiore, è una singolare pagina che, pur lasciando ampio spazio al flauto, coinvolge nel discorso concertante altri fiati (segnatamente clarinetto e trombone), offrendo un contributo molto interessante all’affermazione della forma del concertone.

CONCERTO IN RE MAGGIORE

PER DUE FLAUTI E ORCHESTRA
EDIZIONE CRITICA A CURA DI MARIATERESA DELLABORRA

Raro e singolare esempio di concerto per due flauti composto nel primo ventennio del 1800 in ambito italiano, il brano palesa la virtuosistica cifra mercadantiana delle più felici composizioni solistiche. I due flauti, trattati da pari, sono destinatari di identici passaggi sia nei tempi veloci estremi sia nel Largo centrale, vera oasi lirica. 


Facendo riferimento a una tradizione prevalentemente francese (Devienne, Ducreux e Berbiguier), ma avendo ben chiara la lezione dei maestri napoletani (Cimarosa) e soprattutto godendo della presenza di due compagni di studio particolarmente versati nell’esecuzione brillante, lo studente Mercadante nel 1816, durante il corso di studi con Zingarelli, si cimenta anche con questa tipologia di scrittura, duplicando la propria fantasia e offrendo un modello per i flautisti della generazione immediatamente successiva (Rabboni e Briccialdi in primis).

La composizione è redatta in modo piuttosto disordinato e soprattutto il terzo tempo, che secondo una consuetudine consolidata in Mercadante è una Polacca, si presenta con una scrittura decisamente scarna. Sono tuttavia riconoscibili la consueta felice vena melodica, la chiarezza di struttura, la varietà delle figurazioni tecniche che riguardano i due solisti adeguatamente sorretti da un’orchestra formata da due oboi, due corni e il quintetto d’archi, con la espressa presenza richiesta al contrabbasso. 

La pubblicazione si conforma ai canoni fissati dall’edizione critica integrale delle composizioni per flauto e orchestra di Mercadante. Pertanto il testimone che tramanda il concerto per due flauti, autografo conservato nella biblioteca del Conservatorio di musica San Pietro a Majella di Napoli, è descritto puntualmente nell’introduzione e nell’apparato critico e altrettanto rigorosamente ricostruito.