Corde e martelletti

Alessandro Solbiati

Cento piccoli pezzi per crescere al pianoforte

Corde e martelletti

Il problema dello scollamento tra il procedere del pensiero musicale del XX secolo e il giovanissimo aspirante musicista, cioè dell’assenza o quasi di una letteratura musicale contemporanea consapevole dei nuovi linguaggi e nel contempo avvicinabile anche da uno studente alle prime armi è sempre più evidente. La conseguenza è grave: la musica d’oggi in pratica non può far parte in modo naturale del percorso di crescita di un principiante. 

Dietro l’amichevole e forte spinta della pianista Maria Grazia Bellocchio, che, al di là della sua attività esecutiva, moltissimo sta facendo proprio nel campo di una didattica strumentale che guardi alla musica d’oggi, ho deciso di comporre una vasta serie di brevissimi brani pianistici, cento pezzi divisi in tre successivi libri, in cui il mondo di gesti e figure proposto è inequivocabilmente il mio, senza concessioni né sconti, ma in cui si tiene presente che a suonare saranno dei piccoli.

Questi cento pezzi hanno un irraggiungibile “nonno”, il bartokiano Mikrokosmos, e un impareggiabile “padre”, ancora in fieri, gli Játékok di György Kurtág.

Il titolo allude al fatto che il pianoforte non è solo tasti e martelletti, ma anche corde. Anzi, di più: tutto lo strumento è un corpo sonoro che verrà complessivamente indagato, “dialogando” con lui.

Tra i cento pezzi vi sono due categorie fondamentali:

quelli che rivisitano in modo diverso le principali categorie della musica e del pianoforte, suonando “normalmente” in tastiera (legato/staccato, velocità di articolazione, capacità di polifonia, dinamiche, ritmi regolari e irregolari e sovrapposizioni ritmiche, uso del pedale e degli altri pedali, uso del registro, capacità di spostamento delle mani sulla tastiera nei vari registri etc.).quelli che indagano sonorità differenti: l’uso molteplice della cordiera, di preparazioni delle corde, della percussione di altre parti del “corpo” del pianoforte, di oggetti con cui “far risuonare” lo strumento e così via.

Le due “categorie” sopraenunciate possono essere poi naturalmente mescolate.

Ogni pezzo ha un titolo suggestivo, perché l’evocazione di un’immagine, di un elemento extra-musicale cui riferire il carattere del pezzo, fin dai tempi dell’Album für die Jugend schumanniano aiuta molto il giovane esecutore a entrare in un contatto intuitivo con la musica proposta dal brano.

Molti dei titoli (e dei brani) hanno un vistoso risvolto sorridente e giocoso, poiché è fondamentale recuperare un rapporto ludico con la musica d’oggi, troppo spesso considerata eternamente corrucciata, seria ed intellettuale: è importantissimo, non prendersi troppo sul serio…

A sinistra della singola pagina da cui è costituito ogni pezzo, vi è un mio breve commento, teso ad esplicitare le motivazioni immaginative e tecniche di quel brano.

É stato poi aggiunto un link ad un video che costituisce un vero e proprio tutorial per l’esecuzione di Corde e martelletti: Maria Grazia Bellocchio ed io, davanti ad un bel pianoforte, mostriamo e spieghiamo che cos’è il Patafix, come si preparano le corde o gli armonici, come si pizzicano le corde stesse e così via, per sdrammatizzare e rendere quotidiane e normali le cosiddette “tecniche estese” che tanto ulteriore fascino possono aggiungere al suono dello strumento “pianoforte”.

Aggiungo soltanto che comporre questi pezzi ha costituito un momento di crescita ancor più per il compositore che per il giovane esecutore: sono stato costretto infatti ad arrivare ogni volta alla sintesi estrema della mia immagine, a ciò che è essenziale, ad usare gli strumenti minimi indispensabili per non rinunciare alla mia idea andando però incontro alla fantasia, alle capacità tecniche e soprattutto allo stupore del giovane musicista, cercando di suscitarne la curiosità e la voglia di giocare col suono.

Alessandro Solbiati

Fernando SorScelta, revisione e diteggiatura di Andrea Monarda

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