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Veress Sándor

/ 1907 Musica Contemporanea

Sándor Veress è considerato il più significativo compositore ungherese della generazione successiva a Bartók e Kodály. La sua emulazione di Bartók va ben al di là dell’imitazione. La sua vita, oltre che dalle guerre e catastrofi che hanno contraddistinto il nostro secolo, è stata segnata dalla solitudine e per questa ragione la sua opera non ha avuto molta considerazione fino ad ora. Come compositore egli ha sempre seguito in solitudine la strada nella quale si sentiva impegnato in modo personale ed assoluto. Il punto di partenza della sua tecnica compositiva sta in una combinazione di melodie da canti popolari ungheresi con un modo di comporre contrappuntistico derivato dalla polifonia vocale italiana. Questo portò Veress ad un uso libero degli intervalli e alla composizione di scale con intervalli di mezzo tono o di un tono indipendenti dalle tonalità, ma relativi a un tono centrale, come già dalPrimo Quartetto. Anche nel modo di comporre con i dodici suoni, nel quale Veress si sentì obbligato a impegnarsi dopo l’emigrazione, questo centro fu sempre mantenuto. Ma il suo effetto sulla composizione divenne indiretto e più differenziato. Tuttavia Veress non sarebbe andato oltre i limiti dell’intervallo di mezzo tono: non prese mai in considerazione come elementi strutturali i quarti di tono o altezze del suono indeterminate. L’opera di Sándor Veress è molto varia. Punti chiave sono le elaborazioni per coro di canti (fortemente influenzate dalla musica popolare) e la musica da camera sia per ensembles tradizionali che per formazioni ad hoc. Lavori come la Musica concertante per dodici archi solisti e Orbis tonorum per complesso da camera trascendono i limiti della musica da camera. Un altro gruppo estremamente multiforme comprende i suoi concerti per vari strumenti: violino, pianoforte (incluso Hommage à Paul Klee), oboe (Passacaglia concertante), clarinetto, quartetto d’archi o due tromboni (l’ultima sua opera conclusa). Un altro gruppo è costituito dalle opere orchestrali: due sinfonie, una Sonata per orchestra eThrenos in memoriam Béla Bartók. Ci sono anche due ampi lavori per coro e orchestra: Sancti Augustini Psalmus e Glasklängespiel, oltre a musica per balletto (due lavori che richiedono una specifica coreografia). Infine Veress scrisse due lavori per una voce: Cinque Canti su testi di Attila József (voce e pianoforte) ed Elegie nach Walther von der Vogelweide (voce e orchestra da camera). In questi due lavori il compositore non lasciò al caso né la scelta né la disposizione del testo. Il compito di far conoscere le opere di Veress a un più ampio pubblico è lasciato al futuro. La sua musica ha un peso del tutto particolare: la sua originalità e il suo significato vengono messi in luce sia considerandola a sé stante, sia in connessione e in confronto con altri grandi lavori, non solo della tradizione di Bartók, Lutoslawski e Kurtág, ma anche della seconda scuola di Vienna, in particolare di Webern, o di Strawinski e Hindemith tra gli altri.